"L’uomo crede di volere la libertà, in realtà ne ha una grande paura. Perché? Perché la libertà lo obbliga a prendere decisioni e le decisioni comportano rischi" (Erich Fromm)

15 APRILE 2020: ESPERIENZE SULLA "DIDATTICA DELL'EMERGENZA" A DISTANZA (PARTE 1)


La scuola a distanza ci viene oggi ventilata come possibilità per salvaguardare la nostra vita.
A me sembra che accettando una tale direzione vogliamo solo salvaguardare la nostra sopravvivenza corporea.
Tutta un'altra cosa la Vita. La Vita comporta l'accettazione del rischio e la gratitudine verso il rischio, a fronte di valori, desideri e ideali da voler vedere realizzarsi.
E come esseri umani la Vita si può avverare pienamente e in senso creativo solo nell'incontro. Quello vivente.
Solo nell'andare incontro all'altro e potendolo cogliere con tutti i nostri sensi in tutta la sua umanità e non stando ognuno seduto a casa propria.
E per di più stiamo parlando di bambini, non di adulti e non di piccoli adulti.
I bambini vivono negli occhi di chi gli sta di fronte, vivono nei gesti, nella presenza, nei pensieri di coloro che hanno di fronte, accanto. Vivono nelle azioni e in tutte le sfumature emotive di chi gli sta di fronte, accanto, dietro.
Questo è il nutrimento che ogni giorno bramano. Questo è ciò che anelano al pari dell'aria.
Privare di ciò proprio i bambini significa non avere a cuore il bene dell'umanità futura, preferendo riversarsi sul creduto bene di quella attuale. Sicuramente un difetto di miopia.
Nessun nonno, tantomeno nessun bisnonno, chiederebbe a suo nipote di rinunciare alla scuola per avere meno probabilità di venire a contatto con un virus.
E forse nessun malato lo chiederebbe a nessun bambino.
Se coloro che dovrebbero essere tutelati non volessero tutto questo, per chi lo si vorrebbe fare?

Valentina, mamma di quattro bimbi


Salve, mi chiamo Matteo e sono padre di 4 figli di rispettivamente 9, 7, 5 anni e una bimba di 7 mesi. 
Vi scrivo per esprimervi la mia opinione riguardo la possibilità di vedere concretizzarsi l’insegnamento sin dalle primarie tramite lezioni on-line con relativa turnazione di presenza in classe. 
Le criticità che sento di poter sollevare sono parecchie. 
In primo luogo, assecondando questo metodo, leviamo completamente, o quasi, il riscontro emotivo tra gli alunni e l’insegnante. Non possiamo pensare che uno schermo sia una soluzione adatta a sostituire il rapporto personale e credo che questo lo possa constatare chiunque abbia avuto esperienze di videochat, video-riunioni o forme di contatto simile. 
Oltre a questo, il grado di attenzione di un bambino davanti a uno schermo è molto ridotto rispetto a una lezione frontale nella quale l’insegnante di turno può mettere in campo tutta una serie di coinvolgimenti che non sono attuabili a distanza con la mediazione di uno schermo. 
Vi è poi la questione della gestione familiare di questo tipo di lezioni… io presto avrò 3 figli in età scolare: devo avere anche 3 computer per riuscire a fargli seguire le lezioni, o le varie classi faranno lezioni in orari diversi?
Ma la domanda che secondo me viene prima è un’altra: sono costretto ad avere una connessione Internet? So che nel 2020 può risultare una domanda assurda, ma io non credo che lo sia. Se una famiglia ha fatto la scelta di non avere internet in casa (per qualsiasi motivo) come potrebbe fare per non vedersi escludere un figlio dal diritto di istruzione? Non siamo più liberi di poter scegliere di non avere una connessione internet casalinga?
Oltre a quanto esposto finora c’è un’altra questione che davvero fatico a capire. Con questo provvedimento si vuole tutelare la salute di chi? Certamente non dei bambini, che vedendosi negata la possibilità di stare coi propri compagni credo che ne paghino le conseguenze anche in termini di salute. Cerchiamo di tenere a mente che la salute non sempre è assenza di malattia. 
Io sono assolutamente contrario alla "didattica dell'emergenza" a distanza e, se mai dovesse essere attuata, mi movimenterò per trovare assieme alla scuola una via alternativa perché non ho nessuna intenzione di sottoporre i miei figli, e di conseguenza tutta la famiglia, a quella che io non ritengo essere una soluzione di buon senso, soprattutto vista l’eta delle persone alle quali è rivolta. 

Matteo


Sono mamma di un bambino che “frequenta” il primo anno di primaria e di una bambina che “frequenta” il primo anno di scuola d’infanzia. Abitiamo a Riccione.
La nostra esperienza di "didattica a distanza" è sicuramente meglio di niente, ma non sostituisce affatto l’andare a scuola, anche se è sicuramente meglio rispetto a non avere nessun contatto con le insegnanti.

Carlotta

Spedisci anche tu, sotto forma di lettera aperta all’indirizzo tutela.scuola@lascuolacheaccoglie.org, le tue esperienze sulla "didattica dell'emergenza" a distanza e le soluzioni "che funzionano" - anche se non ottimali - che temporaneamente sono state adottate! Le pubblicheremo in home page sul nostro sito e nella sezione IL CORAGGIO DI TUTELARE LA SCUOLA